domenica 31 ottobre 2010

Stati Generali Granata di Andrea Morè


Cari Fratelli,

il Torino non è più Toro da veramente, troppi anni ed ufficialmente nemmeno più molto Torino e non è azzeccando l'acquisto di uno o due giocatori che si può invertire questa tendenza e nemmeno con un insperata promozione che calmerebbe la piazza verso un tacito silenzio complice e colpevole.

La Dirigenza attuale non ha fatto altro, in maniera anche sconsolatamente ignara ma per questo non meno colpevole, che contribuire a quel processo di eliminazione dell'Anima della Città e dalla Città, ricca di un autocoscienza propria e di senso critico costruttivo (il Toro), per cercare di sostituirla con il prodotto in serie del Lingotto.
Questo è quello che si fà per creare un background culturale fasullo in quanto non spontaneo atto al controllo totale di una collettività non più critica ma complice di un sistema lobotomizzante che rende le persone totalmente dipendenti anche e sopratutto negli svaghi ex ultima riserva dove esprimere il proprio malcontento così come lo schierarsi partigiano e gridare i propri valori e sentimenti.
E' una pratica comune alle multinazionali oggi come ai colonizzatori ieri: disintegrare l'identità locale per sostituirla con le proprie divinità al fine di ridurre in schiavitù gli autoctoni.
Siccome non credo in questa logiche che ritengo antievolutive e dannose vi racconto una storiella conosciuta ma da tenere ben a mente sempre, chi la conosce a memoria (credo tutti), è consigliato comunque di leggere siccome il finale spetta di scriverlo a noi medesimi.
Tutto è cominciato, per non dire prima, ad avere un impatto diretto quando qualcuno di spicco della famiglia e tifosi bianconeri, negli anni 90 si lamentavano nel vedere un attaccamento da parte dei nostri verso la maglia con conseguente foga agonistica ed un esponente in particolare della sudetta famiglia consigliava di trapiantare geni di Toro nella compagine di sua proprietà, tentativo goffamente tentato con l'assunzione di sostanze dopanti.
Iniziò quindi il periodo di cretinopoli e contemporaneamente lo smantellamento del Torino, siccome è sempre meglio togliere dallo sguardo del confronto chi di bello e forte è di suo, questo anche per ottenere qualche rekord modificato geneticamente in laboratorio, rekord comunque fasullo, da esporre nel salotto buono di casa.
Processo che negli anni seguenti è evoluto nella distruzione del Filadelfia atto perorato da amici (loro),spesso passatisi negli anni per granata e popolari a fini elettorali e non solo, tanto per non sporcarsi le mani e gettare un po' di fango in casa altrui, come la classe e la nobiltà d'animo di queste persone impone caratterizzandoli e distinguendoli da sempre.
Processo ulteriormente evoluto nel coprire di ipoteche il terreno su cui sorgeva il tempio al fine di impedirne ogni recupero da parte di chiunque se non con fini ulteriormente distruttivi ed irrimediabilmente compromettenti.
Il Filadelfia, che è vivo ed alberga nel profondo di ognuno di Noi, vero cuore e tempio della resistenza granata e forgia di quell'identificazione nel simbolo, non solo cittadino, di giocatori, tifosi, innamorati della bellezza tutti, resta un nodo fondamentale della vicenda anche futura.
L'atto conclusivo del libercolo era il fallimento economico del Torino cosa avvenuta tramite le presidenze pilotate di uomini di fiducia della famiglia e di quella che ormai era definta la triade.
Poi finalmente qualcuno, perfino in Italia, li ha temporaneamente frenati, risultato: Toro in A e gli altri in B per frode sportiva: questa è storia, ma la lotta per la salvaguardia di una Torino pane vino e salame piuttosto che kinder e nandrolone non è minimamente terminata, come la storia attuale insegna.
Viviamo in un mondo dove nelle maternità, sorridenti personaggi, ti regalano gentili scatolette con cibo per neonati che già contengono nella loro composizione organolettica gusti precisi atti fornire un backgroud materno ed affettivo al fine di indirizzare la scelta dei futuri adolescenti verso cibi replicanti i medesimi gusti artificiali che guarda caso sono quelli della maggior parte delle multinazionali del cibo.
Viviamo in un mondo dove famosi sportivi corrotti e dopati ti regalano buoni benzina e vendono merendine, sorridenti ed affidabili, proponendosi come modelli per i bimbi ed insperati fidanzati per le bimbe.
Contro tutto questo lotto ed il mio impegno lo concentro nel Toro, in quello che per me è il Toro: un anima pura capace spesso di rifiutare lauti pasti geneticamente modificati pur di mantenere la sua identità unica e vera ricchezza di ogniuno, sarò naif, ma sono me stesso, felice e libero, cosa che non si può dire del Torino Fc attuale.
Dopo tante battaglie vinte contro gli attachi verso questa identità granata la cui sola colpa in questo mondo è di: essere a prescindere, piuttosto che un prodotto virtuale, vedersi sotto la "presidenza" di chi incarna tutto il contrario dell'essere granata e della sua filosofia è semplicemente orribile.
Vedere il Torino diventare non solo oggetto di svago di un questa presidenza ma trasformato in veicolo di espressione e propagazione di una filosofia iperconsumistica e competitiva, irrispettosa di qualsivoglia valore e persona in cui nessun granata si può riconoscere mi fà accaponare la pelle.
Per questo e solo per questo, in maniera pacata ma ferma mi insorgo, ora che il rischio non è quello del fallimento economico o sportivo ma addirittura identitario, unica vera ed enorme ricchezza e plusvalore oltre che arma.
Esprimendo la cosa in maniera filosofica si potrebbe tradurre: "se per sopravvivere mi devo uccidere non ha senso il vivere", cosa , grazie al cielo, clinicamente non possibile.
La profanazione non solo del giuoco del calcio ma dei valori granata ogni volta che il Torino Fc scende in campo è a dire poco immonda e devastante per chiunque abbia non dico cuore granata ma perlomeno un cuore e lì stà la vendetta del cuore a mostrare impietosamente cosa ha voluto dire perdere l'anima e disconoscere il frutto del proprio sentimento.
Le stesse vendette o conseguenze cadute spesso su tutti quelli che hanno fatto male al Toro cadono adesso sul Toro stesso, su questo Toro e non sono il frutto di nessun caso o di nessuna errata campagna acquisti.
Inutile volerne a chi è arrivato su di una terra ormai brulla, qualcuno tra gli interpreti in mutandone ha intuito grazie alla fedele e paziente evangelizzazione granata dei molti cuori che volteggiano senza trovare casa e posa, ma è poca cosa veramente poca, immensa cosa malgrado tutto se la priorità del nostro sguardo è l'opera apostolica di Noi Granata.
Di fronte a tutto ciò, non propongo marce e nemmeno bombe, ma la convocazione degli: STATI GENERALI GRANATA.
Se è vero che siamo un Popolo che cerca faticosamente di evolvere verso una democrazia dimostriamocelo!
Questo anche per smarcarci definitivamente da chi vuole il calcio come violenza e denaro e proporci ancora una volta Noi granata come innovatori ed alternativa valida, portiamoci come vettori di impegno e resposabilizzazione piuttosto che negligenza e valvola di sfogo alle derive di un sistema.
Tutti devono sentirsi coinvolti e responsabili quindi importanti anzi fondamentali: dal CCTC con annessi clubs a Toromio, personaggi famosi o meno famosi, parenti delle vittime del Grande Torino, Associazione ex Calciatori Granata, portatori vari di progetti di ricostruzione del Fila, ispiratori di cordate per rilevare la Società, scuole calcio giovanili legate al Torino, il tifoso senza tessere e spesso purtroppo senza voce in capitolo che meglio di tutti incarna il Toro vero proprio perchè non strombazza nelle orecchie del potente ma pretende di essere ascoltato, di chi sà di avere oro nelle mani ed il vero potere ma è stanco di essere ignorato, di chi ha sofferto e patito in silenzio questi anni di umiliazioni come le gioie quotidiane, anche odierne, dell'essere liberamente granata fuori da ogni schema.
Una sola cosa è certa ed imperativa: l'esserci tutti ed inaugurare la nascita di questa entità: forte, calma e vigorosa, capace si spera in un futuro di proporre un comitato ed infine un personaggio pienamente e senza timori in diritto di stare a sedere ogni volta che in alta sede si tratta e parla di Toro, in ogni ambito interno ed esterno al Torino FC.
Il Toro deve esistere in quanto il Toro siamo tutti Noi, spesso anche chi lo ignora siccome granata è il sangue di tutti ed è un simbolo di vita e di forza perfino per chi disconosce la natura ed a questa realtà chiunque si deve adattare e non l'inverso, sopratutto deve nascere il concetto che il TORO E'! e deve essere ufficialmente rappresentato da qualcuno, questo indipendentemente dagli alti e bassi delle clasifiche e dalle influenze più o meno mafiose che gravitano in tutta le geopolitica economica locale ed internazionale.
Questo punto è fondamentale!
L'unica salvezza è essere uniti anche "solo" per screditare in maniera lampante chiunque metta in pericolo le nostre fondamenta.
Il Toro non appartiene a nessuno e chi è Granata lo sà, nemmeno agli Ultras tanto demonizzati che spesso anche in maniera goffa e brutale ma sono stati i soli a reagire vigorosamente, nemmeno agli ex giocatori o dirigenti od agli innumerevoli scrittori e poeti, tantomeno alle televisioni od a Cairo, al Toro si appartiene punto e basta e si è Granata in ogni ambito e momento della vita, chiunque si è introdotto sulla strada di credersi padrone del Toro è perentoriamente caduto malamente e chi ha cercato di influenzarne l'esitenza ha patito, magari segretamente ma ne ha patito, fosse anche solo nello stagnare nell'ignoranza del proprio delirio di onnipotenza che ne ha sicuramente frenato l'evoluzione personale.
Non siamo ancora in grado forse di gestire direttamente il Torino ma incominciamo da quello che è posibile: dimostrare a noi stessi la nostra forza e non è poca cosa.
Creiamo una prova di forza reale e costante capace di partorire in futuro non un atto ma un ruolo istituzionale ogni qualvolta si voglia parlar di Torino facendo ben vedere e sentire a cosa ed a chi và incontro l'interlocutore di turno.
Va da se che chiunque già impegnato, CCTC od altri in progetti agglomeranti il pianeta Toro od attivi in altra maniera es. imprenditori impegnati a cercare cordate, torneranno, fuori dall'Assemblea Generale Granata, a svolgere e contribuire a loro maniera alla propagazione del nostro credo.
Non parlo di destabilizzare o discreditare il già lodevole esitente ma di sapersi trovare per dimostrare la nostra forza e riuscire nel dichiare l'ufficialità dell'esistenza di un Popolo.
Se alla prima uscita di questa Assemblea, che dovrebbe diventare appuntamento puntuale, si riuscisse anche solo a produrre un documento, o comunicato ufficiale di cui tutti, vista la portata e la consistenza della base, dovranno tenere conto sarebbe meraviglioso.
Se poi un giorno si potesse arrivare ad una carta costituzionale del Popolo Granata, con regole e precetti cui chiunque ufficialmente volesse avvicinarsi al Torino dovrebbe attenersi sarebbe ancora più meraviglioso.
Lo scopo lo ripeto è quello di riuscire a creare una volta tanto un consiglio con esponenti di spicco capaci di rappresentare tutti noi in ogni sede e dare risalto e visibilità alla forza che rappresentano con conseguente rispetto ed attenzione da parte di chiunque.
Bisogna ricreare il terreno coltivabile e fertile per il nuovo Grande Torino e quel terreno siamo Noi, si ho detto bene Grande, siccome anche il più piccolo che sà ergersi contro l'ingiustizia liberandosene diventa un Gigante ed il più Grande di tutti riducendo al nulla il male di cui non ha più timore siccome il male si nutre solo di vuoto e paure immotivate, nel momento in cui si realizza cosa ha valore tutto il vuoto va a decadere e scomparrire.
Non dobbiamo avere paura di essere forti malgrado quello che vogliono farci credere e pretendo che il ribellarsi per il bene torni ad essere un valore di pubblico dominio rispettato e venerato per noi e per tutti!
I GRANATA SONO QUA'!
Con affetto Granata
Andrea Morè


FONTE : http://www.toromio.net/

giovedì 28 ottobre 2010

SE LA MERDA FOSSE ORO QUANTI SOLDI AVREBBE IL TORO....?

Un po' di ironia x sdrammatizzare...se possibile...
Incubi di una sera di quasi inverno...
Dopo aver assistito alla splendida prestazione del Torino Fc nella trasferta di Coppa Italia contro il Bari, preferisco buttare la cosa sul ridere altrimenti rischierei di essere scurrile come nel titolo....Ma si fa fatica a ridere dopo una partita del genere...soporifera si', ma poco simpatica.....

Eh si...il titolo mi è venuto pensando ad un 'ipotetica valutazione ecomonica del Torino, ma fatta all'incontrario...e cioè puntando su quasi 20 anni di palate di m.......

Adesso torniamo seri...ma non troppo....

Analizziamo questa prestazione con un occhio critico, esaminandone i personaggi:

  1. Lerda: mister per piacere beva meno o cerchi di guardare la partita della sua squadra,in quanto stasera nessuno ha visto un buon gioco per un'ora e, soprattutto, se era questo quello che aveva chiesto alla squadra c'è di che preoccuparsi...PROMEMORIA PER L'ALLENATORE DI CALCIO : LE PARTITE DURANO 90 MINUTI PIU' RECUPERO...NON 10, 20 MINUTI O MEZZ'ORA, MA CIRCA UN'ORA E MEZZA....SE LEI HA TROVATO LE RISPOSTE CHE CERCAVA NOI TIFOSI CI STIAMO FACENDO TANTE DI QUELLE BELLE DOMANDE ( del tipo " Ma chi c.....o me lo fa fare a tifare per questa squadra????" oppure "Ma come mai capitano tutte a noi???" e "Ma perchè tutti o quasi i calciatori ed allenatori che arrivano qui sono depressi e invece di lottare per non prendere gol dagli avversari si deprimono appena questo accade ed entrano in un tunnel da cui non riescono ad uscire, se non con un'altra maglia addosso??? " e queste sono quelle che posso scrivere, le altre gliele lascio immaginare..... )E' troppo pesante la maglia del TORO e la sua storia da non permettere a calciatori ed allenatori di lottare con dignità come ad esempio fa da anni l'Albinoleffe?... che...con tutto il rispetto... non è il Real Madrid o il Barcellona.....Si ricordi che lei allena il Torino Calcio e le squadre avversarie per noi non dovrebbero essere così "temibili" come il Bari di stasera....SEMBRAVA UNA PARTITA AMICHEVOLE TRA SCAPOLI E AMMOGLIATI.....E NOI SIAMO RIMASTI A GUARDARE....COME SI FA???
  2. Cofie: giovanottino caro, io sarei ben lieto di vederti fare esperienza nella nostra squadra primavera, ma stai tranquillo....se ogni tanto cerchi di metterci un po' piu' di decisione noi non ci offendiamo.... Per il momento consiglierei alla società di dare spazio a ragazzi della nostra primavera i cui errori sarebbero perdonati più facilemente....Non perchè Cofie non mi stia simpatico o non sia un giocatore di prospettiva, ma anzi perchè cosi' facendo rischierebbe di bruciarsi.....I giovani a parere mio andrebbero messi in campo quando c'è un gruppo forte e ben consolidato che li possa "proteggere"....
  3. FILIPE: diteci la verità...davvero ha giocato nel Chelsea ???
  4. BIANCHI E OGBONNA: un consiglio spassionato e disinteressato, a gennaio chiedete al direttore sportivo del Torino FC di mandarvi verso altri lidi, almeno voi che potete, provate a farvi una carriera....
  5. PETRACHI: complimenti per le prime scelte...a gennaio ci accontentiamo delle seconde o terze....ma faccia in modo che corrano...per favore....magari li peschi tra i campetti di provincia, di sicuro ce la metteranno tutta e li apprezzeremo almeno per l'impegno.....E, se proprio non ci sono soldi, a Torino ci sono tantissimi disoccupati tra i 20 e i 30 anni, gli dia mille euro al mese e vedrà che non se ne pentirà....avranno piu' palle di mezza serie A e non vedranno l'ora di dimostrare che valgono di più di certi personaggi che giocano a calcio ad alti livelli grazie alle magie di certi procuratori....
  6. TIFOSI: GRAZIE GRAZIE GRAZIE....A CHI CONTESTA MA LO FA CIVILMENTE E A CHI NON LO FA ALTRETTANTO CIVILMENTE...E SOPRATTUTTO COMPLIMENTI PER LA PAZIENZA E LA FEDE INCROLLABILE...SIAMO NOI TIFOSI IL VERO PATRIMONIO DEL TORO...CERTO POVERO E NON MILIONARIO COME I CALCIATORI...MA RICCO DI PASSIONE,AMORE E IDEALI CHE PROBABILMENTE NON HANNO LA POSSIBILITA' DI VIVERE IN QUESTO CALCIO/BUSINESS MODERNO....
  7. ALLA SOCIETA': Una sola richiesta....RESTITUITECI LA DIGNITA'....CI BASTA QUELLO.... Ed un piccolo favore....DA ADESSO IN POI, MAGLIE GIALLE COME STASERA E COME AL TOUR DE FRANCE....IL GRANATA METTETELO AL TORO VERO...CHE NON E' QUESTO....


CHIEDO SCUSA A TUTTI PER QUELLO CHE E' SOLAMENTE LO SFOGO DI UN TIFOSO E UN VANEGGIAMENTO DI UN OSSERVATORE UN PO' ARRABBIATO...QUINDI CIO' CHE HO SCRITTO E' FATTO CON RABBIA E PERCIO' CHIEDO PERDONO A TUTTI PER "TEMPORANEA INFERMITA' MENTALE DOVUTA AD UNO SHOCK POST PARTITA "
IL MIO PERSONALE SOSTEGNO ALLA SQUADRA E ALL'ALLENATORE TORNERA' AD ESSERE CIECO ED INCONDIZIONATO DA DOMANI MATTINA COME SOLO L'AMORE SA ESSERE....
QUINDI RAGAZZI...RIMBOCCATEVI LE MANICHE E NOI FAREMO TUONARE L'OLIMPICO DI GIOIA
FORZA TORO
SEMPRE E COMUNQUE
CHE SI VINCA CHE SI PERDA....ECC....

mercoledì 27 ottobre 2010

I Prigionieri

Su gentile richiesta di un nostro giovane amico e grazie all'autorizzazione dell'autore e della Redazione del sito Toronews pubblichiamo un articolo che potrebbe essere la fotografia di quella che è l'attuale realtà granata.
Un invito a riflettere da parte di una penna autorevole dell'immenso mondo giornalistico granata.
Ricordiamo che l'articolo è stato pubblicato in data 16 gennaio 2009.

La goccia che spacca la roccia.

Ho fatto un sogno.

Un incubo, a dire la verità.
Non è la prima volta. Non riesco mai a vederne la conclusione, mi sveglio sempre angosciato nel cuore della notte, prima di arrivare alla fine.
- Che hai, non dormi?
- No… non sto un gran ché bene…
- Non sarà mica per il Toro, vero?
- …ma figurati, ho quarant’anni, non quindici.
Già.
Palle palle, palle rosse e gialle.
Non so come, ma il Toro c’entra, in qualche modo c’entra eccome.
Mi aggiro lungo i corridoi bui e sfocati di un seminterrato.
“Ci misero uno stadio contro”… chi ha detto questa frase? Quando l’ho sentita?
Tutto è confuso nella mente, persona ggi, situazioni e date si mischiano e sovrappongono.
C’è tanta confusione in questo corridoio che fa paura.
Alla destra e alla sinistra si aprono numerose porte che sembrano quelle di tante celle.
Al termine del corridoio, se ne apre un altro, sulla destra.
Non voglio andarci, non voglio proseguire, non voglio!
I piedi non si muovono ma avanzo lo stesso.
Sto strisciando, qualcuno mi sta spingendo.
Mi sveglio così, di soprassalto.

Premetto che sono stato fatto fesso più volte.
Ognuno di noi è pieno di scheletri negli armadi, chi più, chi meno, è inutile ricercare un ideale di perfezione che non esiste. Beati i perfetti, io non lo sono.
Qualche scheletro è talmente scomodo da essere rinchiuso in un armadio nascosto, del quale si è gettata via volontariamente la chiave.
Ero contro Vidul ich e soci, fortemente.
Allora proprio non immaginavo che ci potesse essere qualcuno che muoveva le fila di altri interessi e che sfruttasse la mia rabbia e quella altrui.
E’ dura scoprire che pensi di ragionare con la tua testa, e poi guardi dietro le tue spalle e non vedi i fili che muovono le tue braccia e quelli invisibili che ti fanno credere che i tuoi pensieri siano giusti.
Quando lo capisci, le tue braccia si sono già mosse e hanno risposto al cervello.
Così ne sono conseguite delle azioni.
Troppo tardi, troppo tardi.

La storia dei Prigionieri… mica facile parlarne.
Forse per parlare di come nacquero, bisognerebbe non partire da Vidulich, ma tornare ancora più indietro nel tempo, ai convulsi giorni del 1994, quando il Toro va davvero vicino al fallimento.
Sono passati i giorni della gestione Borsano e di Governi.
Il bilancio societario è allo sfascio.
Primavera 1994, la storia del Toro viene scritta in quei giorni, anche se, per capire veramente, bisognerebbe tornare ancora indietro, a chi demolì le basi del solido Toro anni ’80 e lasciò via libera a gestioni societarie nefaste.
Ma questa non è la storia del gambero, anche se le tessere del puzzle sono indissolubilmente legate, come tanti pezzi che si incastrano uno all’altro e che conducono a una cella umida e maleodorante.
Scegliamo un punto di partenza, e che sia quello.
Nei primi mesi del 1994, il Torino di Mondonico, di Benito Carbone e Francescoli, è ben piazzato in classifica, ha la strada spianata in Coppa Italia verso la finale, ed è arrivato nei quarti di finale di Coppa delle Coppe.
Ma la crisi societaria è alle porte. Da mesi ormai vengono sollevati dubbi sulla gestione del Notaio Goveani.
I l ibri contabili del Toro finiscono sotto sequestro. Nessuno sa quanto sia profonda la voragine di debiti che inghiotte la società.
Si comincia a salvare un “salvatore”, atteso come il Messia, nonostante Goveani sia ancora al timone della società.
Che diamine, il Toro non può mica fallire!
Si parla da tempo unicamente di Calleri, che ha già risanato la Lazio in passato.
Improvvisamente si accende una luce in fondo a un tunnel disperato che i tifosi del Toro non hanno ancora conosciuto, si profila un possibile Salvatore, ma con la “S” maiuscola.
In pochi lo conoscono.
E’ il miliardario, residente a Monaco, Giribaldi, che i giornali definiscono “ricchissimo”, oltre che gran collezionista di orologi (!)
I soldi sembra però averli sul serio e non sembra spaventato dalla montagna di debiti accumulati dai predecessori. “ Si firma un bell’assegno per i debiti e poi non se ne parla più”, titolano i giornali.
I tifosi sognano.
Invitano, peraltro gentilmente, Goveani ad andarsene.
Si parla anche di operazione congiunta Giribaldi – Calleri e nell’affare sembra entrare anche Sergio Rossi, come conoscitore dell’ambiente e come consigliere dei due, anche se Calleri non sembra apprezzarlo particolarmente.
Ma la trattativa è strana, sorgono ogni giorno nuove complicazioni che gettano acqua sull’entusiasmo dei tifosi. Le cose sono nebulose già in partenza, e non si sa quali interessi siano in ballo. Si attende invano, ma strane ombre si agitano.
Improvvisamente, nelle ore che precedono Torino-Arsenal, quarti di finale di andata di Coppa delle Coppe, Giribaldi si ritira dalla trattativa.
Si vocifererà che gli sia stato “consigliato ” di farsi da parte, come ad altri prima di lui.
Voce del verbo vociferare.
Questa affermazione ovviamente è senza fonte, come tante di quelle che gravitano spesso attorno al Toro, ma che hanno la strana particolarità di essere spesso credibili e di fornire chiavi di lettura lucide, in scenari altrimenti coperti dalla terra che vi è stata gettata sopra a bella posta.

Dicevamo, il Torino, nonostante perda i pezzi migliori da oltre due anni, ha scenari aperti in tutte e tre le competizioni.
Dopo il ripiegamento di Giribaldi, la squadra però crolla. In maniera anche strana e inspiegabile.
La semifinale di Coppa Italia è persa contro l’Ancona, che milita in serie B (0-1 al Conero, 0-0 in casa) e che sarà schiacciata dalla Sampdoria in finale. L’Arsenal, apparso quadrato, ma non irresistibile, non viene aggredito e allo 0-0 in casa, fa seguito lo 0-1 di Londra, graz ie a un gol di Tony Adams a un quarto d’ora dalla fine.
Sarà la nostra ultima partita internazionale, Intertoto a parte.
In campionato, a Coppa UEFA ormai praticamente raggiunta, il Toro si fa infilare quattro volte dal Foggia in casa, prima di capitolare anche a Roma.
Fuori dai giochi.
Calleri, da solo, rileva il Toro e lo salva dal fallimento, ma da quel momento, con la motivazione del risanamento, il Toro come lo intendiamo noi tifosi, smette di esistere.
Il primo a farne le spese sarà il Filadelfia, che verrà chiuso.
Poi il parco giocatori.
Il vero vivaio muore in quei giorni.
Sono gli anni dello scambio Vieri-Petrachi.
Fateci caso, c’è sempre qualche battitore di grancassa in queste situazioni, pronto a dire che si tratta di un affare.

E’ il campionato 1994-1995, dunque, quando tutta la squadra viene stravolta, anche se il merca to (Vieri-Petrachi a parte) viene condotto con una certa intelligenza.
Il Toro è giovane, spregiudicato. Vincerà entrambi i derby della stagione grazie ai gol di Rizzitelli, che sfodera un’annata eccezionale.
Seguiamo passo passo la nostra storia e i fili che si legano.
Come capita spesso noi tifosi focalizziamo la nostra attenzione sulla squadra, sulla palla che rotola, sui dettagli del match o di un gol.
Spesso però il nostro punto di vista è troppo ristretto, troppo focalizzato sul dettaglio.
Proviamo a zoomare al contrario
Ad esempio, i gobbi cominciano a comportarsi in maniera strana.
Come? Prima di tutto con una rivoluzione al loro interno.
Boniperti viene messo da parte ed emerge la posizione di Bettega all’interno della società.
La battaglia non è in cruenta, si verifica anche un curioso scontro tra la loro curva Sud, s chierata con Bettega, e la Nord pro Boniperti.
E poi?
E poi alle volte non giocano più a Torino.
Tra le altre, giocano la finale di ritorno di Coppa Uefa (perdendola), col Parma a San Siro, pochi giorni prima di vincere il loro scudetto (dopo anni di astinenza) sempre col Parma, ma questa volta a Torino.
Il motivo? Il problema è lo stadio Delle Alpi, che è un problema, sin dall’inizio.

In pochi avrebbero immaginato che la decisione di costruire uno stadio nuovo alla fine degli anni ’80 si sarebbe rivelata così nefasta.
Peggio che nefasta.
Terribile, una decisione che scandisce la nostra vita sportiva ancora oggi.
Una decisione voluta da nessuno, tranne chi aveva tutti gli interessi a rovesciare quintalate di cemento, possibilmente guadagnandoci il più possibile.
Cemento, quante volte questa parola tornerà ancora in questa storia.
Inutile, certo, ovvio dall’inizio, anche agli occhi ingenui di un ragazzo.
Non c’è modo migliore di far girare l’economia se non quello di far girare i soldi con fior di finanziamenti per mezzo di avvenimenti epocali, camuffati da happening sportivi o meno.
Con la promessa che saremo in tanti a guadagnarci, ovvio. “I benefici ricadranno a pioggia su tutti”.
Segnatevi questa frase perché molte volte la pioggia è diventata grandine, caduta sulla zucca di chi aspettava a mani aperte.
Italia ’90 era alle porte e se si provava dire che l’idea dello stadio della Continassa era una boiata, si passava per antieuropeisti.
Scherziamo? Torino aveva bisogno di uno stadio europeo!
Ma che dico, “europeo”! “Mondiale”!
Ci voleva uno stadio “mondiale”.
E lo fecero. Brutto e angosciante come pochi.
I l progetto originale prevedeva addirittura la curva divisa in due.
Poi parzialmente realizzato.
Alla fine ce la fanno sempre.

Sorpresa però. La chiave di volta della nostra storia forse non è ancora questa decisione assai peggio che infelice. A vincere l’appalto non fu una società appartenente al capitale torinese, ma l’Acqua Marcia di Roma. Particolare da non sottovalutare e da ricordare e che meriterebbe un capitolo a parte.
I costi lievitarono in maniera astronomica, in molti ricorderanno quell’episodio.
Torniamo ai giorni del 1995, nei quali la gobba va a giocare in giro per l’Italia, lamentandosi per i costi insostenibili di affitto del Delle Alpi.
In molti videro, nella minaccia di andarsene altrove, un ricatto al Comune, un modo per fare pressione per ottenere la cessione del costosissimo stadio (più diritti di superficie) ad un prezzo conveniente.<>Molto più che conveniente.
Ehi, però, un momento!
A Torino non gioca anche il Toro?
Non gioca nello stesso stadio?
Già, però il Toro è poverino, malato… che cosa può pretendere? E’ il parente povero e martoriato. Vogliamo mica fare la voce grossa?
Guardiamo in casa nostra che abbiamo cose più importanti da fare, non facciamo gli invidiosi, i vittimismi, in fondo chi se ne frega?
Purtroppo il nostro punto di vista è talmente ristretto che ci si preoccupa maggiormente della forma di un giocatore piuttosto che di strane voci astratte.
E bonariamente crediamo che un problema edilizio non possa avere a che fare con una squadra di calcio.
E invece c’entra. C’entra eccome.
Non ci rendiamo conto della sua dimensione ma c’entra.
Niente voce grossa dunque
A Torino ce n’è già un a.
E poi noi siamo alla canna del gas.
Così in quei giorni sì gioca il destino della nostra storia, le cui conseguenze si ripercuotono ancora oggi.
Ah… dimenticavo un particolare, importante.
Dopo i nostri trascorsi, Luciano Moggi fa la sua comparsa nella società bianconera.
Che vince subito lo scudetto.
Uomini abili ai posti giusti. Chapeau.

Le fortune di Calleri svaniscono alla svelta ed il colpo del secondo calciomercato pirotecnico non riesce.
Si diceva che Madama si fosse incazzata per i due derby persi l’anno precedente, e che volesse fargliela pagare. Che questi non fossero i patti. Ipotesi ovviamente…
1995-1996, il Toro precipita nuovamente in B con Doardo – Biato – Caniato, una stagione grigia, come grigia e anonima sarà quella seguente, con Calleri contestato ed il Toro che affonderà nell’anonimato de l centro classifica della serie cadetta.
L’anno di Sandreani, per intenderci, di Lombardini, Minaudo, Cammarata, Rocco, Santarelli, Nunziata, Ipoua, Cevoli e Fiorin.
Calleri si disinteressa della squadra (presentata in Umbria, anziché a Torino), fino ad avviare trattative per la cessione.

Mille voci si alternano in questo corridoio.
Alcune ridono, altre sbraitano.
Solo una cosa non cambia. Ogni notte sono sempre più vicino alla svolta di questo corridoio, nonostante i miei sforzi.
Lo so, ci sono già stato… e lentamente mi sembra di ricordare qualcosa.
La mia cella, la mia personalissima cella. Quanto tempo fa è stato? Quando ne sono uscito?
Ricordo… Non ero solo. C’era un uomo con me.
Un giorno si aprì una breccia nel muro, la cella andò in pezzi e trovai la forza di uscire.
“Non tornare più! Non vog lio più che tu torni qui… promettimelo!”, mi disse.
Lui sarebbe rimasto lì. Qualcuno, presto o tardi avrebbe ricostruito le mura, disse.
Non mi ricordo chi fosse e perché restò lì.
Tutto è confuso.

Nessuno sa cosa sia successo esattamente con Calleri.
Si diceva e si pensava che avrebbe consegnato il Toro a personaggi in qualche modo controllabili, il suo compito era finito, richieste, ma la faccenda stadi era in piedi più che mai, anche se il Toro, volutamente alla canna del gas, certo non poteva avvallare richieste.
Non solo, all’orizzonte si profila l’idea nuovi investimenti e nuove ribalte per la città.
Invece Calleri, forse indispettito, cede il Toro a tre emeriti sconosciuti, nella primavera del 1997.
Non sono di Torino, arrivano da Genova.
Sta per cominciare la breve ma tormentata stagione Vidulich .
Più o meno nello stesso periodo, aprile 1997, il Filadelfia, passato alla Fondazione di Novelli, viene raso al suolo nell’indifferenza generale.
Al suo posto sorgerà un nuovo impianto, più moderno e sicuro, un gioiello all’avanguardia.
Si dice anche che con un po’ di fortuna potrebbe essere inaugurato in occasione del cinquantenario della sciagura di Superga, nel 1999.
Fortuna… averne.
In pochi, in pochissimi si oppongono fiutando un raggiro.
Quel giorno qualcuno piange su quel terreno.
Noi no. Forse abbiamo cominciato ad assumere lentamente del veleno che ci annebbia i riflessi.
Personalmente me ne renderò conto solo un anno più tardi, facendo una passeggiata nella zona.
Non me lo perdonerò mai.
Inoltre ancora non ci siamo resi conto di quanto possa valere un terreno in una zona strategica di Torino.
E continuiamo a pe nsare che gli interessi di speculazione edilizia non abbiano a che vedere con noi.
Lo scopriremo amaramente.

Nessuno ha mai capito bene e fino in fondo che progetti avessero Vidulich, Palazzetti, e Bodi, con l’appoggio di Regis Milano, nei giorni confusi di fine millennio.
Si presentano maluccio, alla conferenza di presentazione dicono che nell’operazione è coinvolta anche la Merril Lynch, un colosso finanziario.
Trascorriamo una serata tra stappi di spumante e sfottò ai gobbi.
Se la Merril Lynch è entrata nel Toro, allora i giorni bui sono finiti.
Il giorno seguente arriva la smentita diretta della banca.
E’ soltanto uno degli azionisti ad avere un conto presso di loro.
Ah.
Una sottile differenza.
Via lo spumante.
Per i tappi pazienza.

Dicevo, non si seppe mai chi fosse veramente il proprietario del Toro, anche se m olte strade sembravano portare a Regis Milano padre, che viveva all’estero causa problemi finanziari precedenti. Questo argomento fu poi causa di ampio dibattito quando si scatenò la campagna stampa contro di loro.
Poco importa adesso.
I soldi probabilmente erano pochi. Troppo pochi.

La sfortuna della gestione Vidulich si chiama 1997-1998.
I tre non sono riusciti a risollevare la baracca alla fine del 1996-1997 e puntano tutto sull’annata successiva, col ritorno di Lentini.
Ma Souness in panchina è un azzardo.
Quando subentra Reja, si sta volando verso la C.
Reja mette a posto la squadra, risale in classifica, si vola verso il quarto posto, grazie ai gol di Ferrante.
Ma il Toro è una società debole e lontana dalle sfere di potere, che mal digeriscono Vidulich e soci.
La promozione ci viene scippata come sappiamo.
D’accordo, in Italia si dovr ebbe indagare su ben altre cose, prima di questa.
Mettiamoci in coda, per un’indagine che non arriverà mai, su quel che accadde in quel finale di campionato, culminato nelle lacrime riarse di Reggio Emilia.

L’anno seguente Mondonico torna al Toro e si festeggia la promozione, nonostante la vergognosa sconfitta in casa nell’ultima partita contro la Reggina (ma si pensa che si volesse castigare il Pescara, che l’anno prima aveva calato le braghe in casa contro il Perugia).
Comincia la stagione 1999-2000, finalmente in Serie A.
In tarda primavera 1999, cominciano a comparire strani articoli di un acquirente rombante, tale Aghemo, dietro al quale si dice (a ridaje) si muova un magnate dell’industria.
Grandi scenari, spinti dalla carta stampata come non mai, universi di gloria ai quali noi prontamente ci inchiniamo.
E’ ora che arrivi Aghemo”, titolano sinistramente alcune lettere di tifosi inviate ai giornali, o, in maniera ancora più sinistra “Porto 15000 tifosi al Palasport” e l’immancabile cavallo di battaglia (o di Troia) “Ricostruiremo il Filadelfia”, con tanto di plastico.
Seguiamo passo passo.
I soldi al Toro di Vidulich sono finiti. Si parla di una valanga di debiti.
Ingenuamente la dirigenza rivelerà di puntare al quart’ultimo posto e questa dichiarazione, probabilmente sincera avrà un effetto boomerang su di loro.
La squadra arranca sul fondo della classifica, sembra riprendersi, ma poi incappa, tra Natale e l’anno nuovo in sei sconfitte consecutive, dopo una memorabile vittoria a Verona sotto la neve.
La campagna mediatica contro i genovesi è spaventosa, incessante, continua.
Ogni giorno ne viene fuori una nuova (il trucco è far sì che non siano sempre le stesse fonti a martellare) e la società paga tutti i suoi limiti di ingenuità e scarsa lungimiranza.
Vengono sguinzagliati inviati che ogni giorno, ogni giorno, ogni santo giorno sganciano la consueta bombetta.
Il Toro non paga gli stipendi”, “Il Toro non paga neanche le lavanderie!”,Vergogna” etc.
Al di là dell’inadeguatezza della gestione Vidulich, l’effetto è quello lento ed estenuante della goccia che alla fine scava un buco nella roccia, con il suo lento, inesorabile e infinito martellio.
Attenzione, non è una tattica usata soltanto in quello che dovrebbe essere sport.
Si comincia da una notizia isolata, poi da un’altra, si passa all’illazione e si fa scaturire il dubbio.
Dubbio che viene nutrito ogni giorno da nuove inesorabili gocce che cadono.
Se io per tutta la vita incontro persone che dicono che sono un pirla, alla fine penserò di esserlo veramente.
Se mi dicessero tutti – Hey, guarda che zoppichi! – io alla fine mi convincerei di zoppicare veramente, anche se cammino in modo perfetto.
La nuova cordata, dietro la quale si comincia a parlare dell’industriale di punta, molto legato alla Fiat, scalpita.
La squadra?
La squadra forse potrebbe anche salvarsi, in fondo è una questione di punti.
Ma l’ambiente collassa, dilaniato da polemiche e illazioni.

E’ il 2000, il Toro crollerà a cavallo dello sfortunato derby di ritorno e della gara interna contro il Verona.
Zoomiamo al contrario?
Dal particolare al generale?
La faccenda stadi è tutt’altro che risolta e all’orizzonte si movimenta, come un lontano miraggio, Torino 2006 , la città ha infatti ottenuto l’investitura ufficiale, il 10 giugno 1999.
Forse il Toro di Vidulich è davvero di troppo.

Ce l’avevo con gli Ultras all’epoca, pienamente travolto dalla mia superficialità e dal mio giudizio ristretto.
Non capivo perché una squadra che perde sei partite di fila non dovesse essere contestata.
Loro emisero un comunicato nel quale dicevano che “sarebbe stato meglio andarci cauti, piuttosto che fare largo a interessi poco chiari legati al Toro”.
Avevano ragione loro.
Ma il malumore aumentò a tal punto che l’inevitabile avvenne.
Ci misero uno stadio contro”, disse dopo qualche anno Mondonico.
Emiliano, Emiliano, non ho mai avuto una gran simpatia per te.
Ci mettesti del tuo con ‘ste cavolo di sostituzioni, ricordi Pinga col Milan? Ricordi la quasi rissa con Bonomi in Torino-Parma?
Eppure, anche se in modo sibillino, spesso dicevi sante verità.
Da interpretare, ma pur sempre verità.
Ci misero uno stadio contro.
Sono un fesso che si crede furbo.
Muovo, muovo le mani, credendo di essere io a muoverle.
Quando mi accorgerò dei fili dietro di me, ci sarà già l’uomo nero, e sarà troppo tardi per mandarlo via.

Ormai ho svoltato, sono nel corridoio di destra.
In fondo c’è quel debole lume.
Sono quasi stanco, rassegnato, ho urlato per tutto il tempo, ho supplicato, ho pianto.
E invece mille mani spingono me e altri verso le loro celle.
Mani furibonde, rabbiose, mani che non sanno.

Alla fine la roccia si spacca e il vulcanico Aghemo spazza via i genovesi, con il Toro ormai aggrappato alla disperazione, nea nche più alla sua forza.
In molti, me incluso, provano anche una velata simpatia per l’uomo, già Presidente del Moncalieri.
Più per la sua piemontesità, che per la fede calcistica dell’azionista di maggioranza, che si intuisce da subito essere nota stonata.
Avrà i suoi interessi per entrare nel calcio, ma in ballo c’è la ricostruzione del Fila, vogliamo mettere?
E poi, ci si dice, a questo punto qualsiasi cosa può essere meglio dei tre genovesi, no?
La vecchia dirigenza ha fallito si legge sulle lettere inviate dai tifosi ai giornali. Sono degli incapaci e incompetenti si legge in altre lettere, o nelle prime mail che parecchie persone inviano in società per rabbia.
Queste le frasi dell’epoca.
Dell’epoca.

Dopo un mesetto arriva la doccia fredda, scatenata dalla faccenda Pieroni, che viene ingaggiato come direttore sportivo e che si dice sia il modo per arrivare a Mazzone come allenatore.
Ma tra Bucci e Pieroni, la gente, in una fiammata di normalità, si schiera col Portiere.
Si scende in piazza.
Non sarà la prima volta, ci consumeremo le suole nel corso degli anni.
Aghemo si schiera contro Cimminelli e quest’ultimo lo silura.
Ormai il suo collaboratore ha esaurito il suo compito.

E’ storia che conosciamo, ormai.
Arriva Romero, personaggio legato ad un episodio terribile, uomo che in molti ricordano capo ufficio stampa di Gianni Agnelli.
La storia del Toro potrebbe fermarsi qua.
I fili sono stati tirati e ora non si può più tornare indietro.

Non c’è nulla di peggio di un veleno che ti viene dato giorno per giorno.
Se qualcuno entrasse nella nostra casa e decidesse di svuotarla, come reagireste?
Bè, la risposta è ovvia, vi gettereste addosso all’intruso e tentereste di prenderlo a calci per farlo uscire in fretta e furia.
Questo mi pare ovvio.
Invece proviamo ad immaginare se un giorno, tornando a casa scoprissimo che manca, che ne so una cornice. In molti probabilmente neanche se ne accorgerebbero.
Magari ci si metterebbe a cercarla per un po’, poi non ci si farebbe più caso, addebitando la scomparsa a una nostra mancanza.
E se il giorno dopo mancasse… un soprammobile? E poi qualcos’altro, tipo un libro? Si darebbe la colpa alla propria smemoratezza, archiviando il caso come curioso, cose di poco conto, in fondo.
Fino a non rendercene più conto, convincendoci di vivere in una casa maledetta e vivendo la spogliazione della casa stessa come inevitabile.
In fondo ci sono ancora i muri.
La casa, almeno la casa. Sempre più triste, sempre più anonima.
Un giorno ti accorgi che la tua casa non ha più mura, ma sbarre.
E tu non hai più la forza di uscirne.
In fondo quella è casa tua, anche se ha le sbarre.
Quanto era bella quando c’era tutto. Quanta nostalgia, quanti rimpianti!
Un veleno fa molto meno male se preso a piccole dosi.
Ci si fa l’abitudine, si passa le giornate a letto fino a che ci si abitua a quel sapore sinistro di morte.
Si tengono gli occhi bassi, fino a rialzarli raramente, oltre le sbarre.
Sono nati i Prigionieri.
Quelli che hanno vissuto per anni in un corridoio scuro e dimenticato.

Di nuovo il sogno, raramente, mi lascia in pace.
- Sei sicuro che non c’entri il Toro? Ti conosco troppo bene, tu non me la conti giusta.
- Ma figurati, è questa dannata acidità…
Accend o una luce, vado a specchiare la mia faccia stravolta.
Ho 40 anni… non sono più un ragazzino e neanche un ragazzo mi passerà mai?
Mi farò mai furbo?

Non sono solo, lo so, ma faccio fatica a comprendere chi è con me e chi ci stia spingendo.
Cerco di trovare un appiglio ai muri, ma i mattoni sono unti, sporchi e scivolosi.
E il pavimento… non sto strisciando. Sto scivolando, e forse anche in discesa…
Non voglio vedere cosa c’è alla fine del corridoio, nella mia cella, non voglio.
Ma il lume sinistro è sempre più vicino, sempre più vicino.
Non voglio!

Una cronaca cronologica della vita dei Prigionieri non sarebbe leale.
Perché in quel periodo il corso degli anni si confonde, i Prigionieri quasi non se ne rendono conto.
Quasi tutti abbiamo perso i ricordi sequenziali, che invece abb iamo di tempi più felici.
Sarebbe più onesto, come un pittore pazzo che vede la luce a sprazzi, pennellare frammenti di ricordi devastanti.
Lampi di luce, attimi di colore spento, pioggia battente in una giornata senza luce, odore stantio, sospiri silenziosi.
Un gol di Del Piero contro il Parma e la dirigenza granata che esulta in tribuna a Lecce, i coglioni a Superga, Ferrante che tira un rigore contro il Siena e lo stadio semivuoto che lo fischia, una vetrata in frantumi la notte di un Toro-Milan, i lunghi viaggi verso Reggio Emilia alla ricerca del niente, un giorno di sole che sperammo essere eterno, trascorso a ritrovarci, a contarci e a camminare lungo i viali della nostra città, una bandana e nulla più, uno stadio colmo di 17 persone, mentre i tifosi del Messina fanno festa, le vecchie sciarpe, i vecchi vessilli stretti tra le mani, sfregati quasi come una lampada di Aladino, nell’assurda e ing enua speranza che da essi si possano sprigionare la magia e l’energia racchiuse in essi, il Toro al posto della zebra in un marchio odiato, i sorrisi di compatimento di colleghi o conoscenti, che dapprima ti fanno abbassare gli occhi, poi ti fanno sbuffare e infine ti insegnano a reagire, perso per perso.
Dio, cosa mi hai insegnato Toro? Cosa mi hai insegnato?
Perché mi hai insegnato anche ad odiare? Ad avere pensieri indicibili?
Era questo il destino? Era questo il destino, già da quel lontano giorno degli anni ’70, quando mio padre mi parlava entusiasta di una vittoria sul Milan dopo tanti anni?

Se ci fosse un suono che potesse descrivere le vite dei Prigionieri in quegli anni sarebbe un solo, unico, devastante suono.
Quello del silenzio.
Ma non quello pacifico dell’alta montagna, che ti ristora l’anima, no, non quello!
Il silenzio della solitudine , quello che ti fa pulsare i battiti del cuore nelle orecchie, sempre più forte, sempre più forte!
Dio mio, Dio mio, fammi uscire da questo incubo, Dio mio, Dio mio!!!
I Prigionieri…
Un disco senza musica, un canto senza voce, un pianto senza lacrime, una risata a labbra chiuse, un amore senza baci, un divertimento senza gioia, un Dio senza religione, capelli scompigliati senza vento, rabbia senza ira, una corsa da fermi, Torino senza il Toro.
Una cella aperta, nell’attesa che qualcuno ci venisse a tirare fuori, un muro dove segnare i giorni le settimane e gli anni.
Un passato troppo terribile da ricordare, quando invece meriterebbe di essere ricordato ogni giorno.

Nel 2003, lo Stadio Delle Alpi, viene ceduto alla gobba per 24 milioni di euro (!!!), assieme ai diritti di superficie per 99 anni.
Il Toro si è opposto alla svendita? Ha recla mato qualcosa? Ma non scherziamo! Ma non proviamoci neppure!
A noi spetterà la proprietà dello Stadio Comunale, previo accollarsi le spese di ristrutturazione per le Olimpiadi del 2006.
Che si accollerà quindi il Torino Calcio.
Un buon affare per l’azionista, si dice.
Cemento, ancora cemento.
Già allora si comincia a sentir dire che il Toro non possiederà mai quello stadio.
Che la società (allo sbando e ultima in classifica nel 2003) non sopravviverà.
E non per questioni di destino.
La ricostruzione del Fila, alla quale in pochi avevano creduto, si è fermata da tempo in Consiglio Comunale sotto il peso di provvidenziali eccezioni.
Fine del cavallo di Troia.
Si specula sui terreni.
Si farà un supermercato, anzi no, solo due palazzi.
Qualche eroico tifoso si mobilita in una strenua ed estrema difesa di quel suolo sacro.
Nel 2003 ormai nessuno ha più dubbi.
I prigionieri sono già rassegnati. Il Toro chiude ultimo un campionato vergognoso.
Si cerca un compratore, si marcia in 50000, si crede a Basharin, poi a Mongarli, si passano le sere e le notti sul forum.
Nella nostra cella.

Gennaio 2005.
Nessuno parla più del Toro.
La Stampa, lo stesso giornale che oggi ci dedica così tante attenzioni, raramente ci riserva qualche trafiletto.
Il Toro? Non c’è più
I prigionieri? Chiusi in cella.
Quando si aprirà un inatteso squarcio nella cella, qualche mese dopo, in molti non avranno la forza di uscirne.

Cimminelli ride.
Di tutto si può dire su quell’uomo meno che non avesse il pelo sullo stomaco.
Circolavano tante storie su di lui.
Per tutto il tempo della sua permanenza a quello che restava del Toro, si fece un baffo di noi, delle nostre passioni, delle nostre suppliche, delle nostre marce.
Non gliene fregò mai nulla. Niente di niente, neanche per sbaglio.
Di lui, oltre al mio parere personale, resterà sempre il ricordo di un uomo che ride beffardo.

Attimi di anni dispersi nel dimenticatoio, tra un incubo e l’altro.
Guardi la tua città di notte e ti accorgi che ti stai sforzando di guardarla tramite le tue lenti a contatto anni ’70 o tutt’ al più ’80.
Credi che le ombre siano quelle delle persone che conoscevi.
Ma sai che forse la gente che amavi non c’è più, la città non sarà mai più la stessa.
E’ inutile fingere e continuare a mentire a se stessi.
Se mi tolgo le lenti a contatto, lo spettacolo è desolante e quasi mi sembra di rivedere tanti fili che forse agita no nuovamente gesti e pensieri.
Da qualche parte ho letto che una persona che viene tenuta a lungo segregata in una cella, perde lentamente la propria volontà e se per caso il suo aguzzino lasciasse la porta aperta, il prigioniero non avrebbe neanche più la forza di uscire, abituato com’è al suo lento spegnersi.
E se ancora, qualcuno lo riportasse alla luce e alla liberta, egli nel proprio inconscio bramerebbe e non vedrebbe l’ora di tornare a quelle quattro mura umide e maleodoranti, che sono ormai l’unico universo che conosce.

Il sogno mi avvolge nuovamente, in maniera inevitabile.
Sto urlando senza voce, con la rabbia della lucida disperazione.
Sono arrivato davanti alla cella, avvolto da brividi e da sensazioni di deja-vù.
C’è un uomo all’interno.
E’ lo stesso che mi disse “Non tornare più”. Mi gu arda e sorride di una beffarda e sarcastica amarezza.
Sono io stesso, è la mia immagine di qualche anno fa.
La cella e le mura umide.
Un luogo senza sbarre, dove morire lentamente, dimenticato.
La nostra casa tanto desiderata, alla quale ci siamo abituati.

A meno che…
A meno che la vista della cella, di com’era, della mia immagine disfatta di qualche anno fa, non mi faccia sussultare.
E non mi faccia trovare la forza di essere più forte di chi mi sta spingendo.
La forza di zoomare dal particolare al generale, di capire quali interessi e avvenimenti futuri possano andare oltre il pallone che rotola.
E di oppormi.
Un sussulto, un’ultima volta.
Devo trovare la forza.

MAURO SAGLIETTI

Link all'articolo: http://www.toronews.net/?action=article&ID=11115

sabato 23 ottobre 2010

Questioni di semantica

Parole e fatti. Teoria e pratica. Il dire, il fare… ed il mare.
In teoria vogliamo far capire a tutti che i tifosi del Toro non sono completamente allo sbando. In pratica probabilmente sono in rotta da un pezzo. A parole la situazione si risolve facilmente, poi però ti svegli una mattina, vai a ritirare i volantini che hai commissionato per promuovere la tua iniziativa pro-Toro, e scopri che il primo è stampato su carta gialla. Ma le scritte sono nere.
Semantica dei colori. Sono un’ape? Forse sì; adoro volare con la fantasia, mi piace sentirmi parte di un gruppo, sono piuttosto operoso e, soprattutto, per me il miele è meglio della nutella. C’è un problema. Sono un’ape monocromatica: né gialla, tantomeno nera.
Si instilla il dubbio. E’ il caso di consegnare nelle mani di una turbolenta tifoseria volantini dall’ambiguo colore? Guardo fuori. Anche il cielo è indefinibile: piove o non piove? Fa freddino, oggi. Abito a Torino, tifo per il Toro: l’inverno in sé non mi dispiace, quello del nostro scontento un po’ di più.
Esco.
Lungo il cammino tanti pensieri. Ad onor del vero anche un po’ di preoccupazione: il clima fortemente voluto da alcune frange è quello del terrore. C’è davvero differenza tra opinioni personali, voci di corridoio e notizie? Siamo alle solite: in teoria sì, in pratica ormai no. Non solo attorno al pianeta Toro, non soltanto nel calcio. Ovunque. Così capita, in meno di una settimana, di assistere allo sgretolamento generale di quel poco di dignità che, quantomeno di facciata, le parti in lotta tra loro stavano cercando di far sopravvivere. C’è chi getta il sasso e nasconde la mano; c’è chi davanti ai microfoni rilascia dichiarazioni quantomeno ingenue, per non dire indecorose; c’è chi coglie la palla al balzo per gettare la spugna e schierarsi apertamente “contro”, quando in realtà dovrebbe essere al soldo della probità; c’è chi delira senza ritegno; c’è chi tace e chi… assolutamente no!
Via le maschere. Si schierino gli eserciti.
Sguardi torvi tra tifosi. C’è chi distribuisce volantini con il faccione dell’editore alessandrino e la scritta “Cairo vattene” e chi, io, ne distribuisce altri in cui si invita soltanto al rispetto della civiltà. Scatole di cartone chiuse dal nastro adesivo alla mano, i soliti ragazzi chiedono fondi per la curva. Avranno diciotto anni, venti al massimo. Sono nati e cresciuti con il Toro già in B, dovrebbero più di tutti esserci abituati. E invece…
I tifosi passano ingrigiti. Preveggenza: oggi non sarà una giornata facile. Scorrono i volti, le parole si perdono nell’aria.
Sceicco…
Red Bull…
Cairo…
Assolutamente no…
Contestazione…
Eithad…
Ethiad…
Iet..
Hei…
Insomma: gli arabi…
Nessuno parla della partita, come se fosse l’ultimo dei pensieri o forse con la consapevolezza che lo sgambetto ciociaro è già nell’aria. Un tifoso si ferma, prende il volantino, sorride amaramente e profetizza: “è tutto inutile. Il danno è già fatto”. Ma i volantini continuano a passare di mano in mano. Sorprendentemente a terra non se ne vede nessuno; dalla Ovest alla Primavera quasi tutti sporgono apaticamente la mano ed afferrano i fogli.
Non sono tutti giallo-neri! Nel secondo pacchetto ce n’è rossi, azzurri, rosa, verdi…
Speranza.
Stiamo vivendo in bianco nero. Con la memoria ferma ai vecchi televisori b/w, magari senza telecomando, ma forieri di notizie sicuramente più liete. Bianca e nera è anche la città, ora come non mai volutamente dimentica del granata; perché è meglio non pensarci se tanto ogni volta che lo si fa vengono narrati infausti eventi. Bianca e nera è la carta stampata: sembra quasi irridere in grassetto nero su sfondo bianco il tifoso medio, quello che va allo stadio perché vuole vedere le maglie granata che giocano. Quello per cui si vinca con chi si vinca: che siano editori, sceicchi o distributori di bibite, purchè di tanto in tanto si vinca. Che siano alti, bassi, magri o muscolosi, purchè quelli in campo siano almeno guardabili. Quello per cui la semantica è inutile: i suoi pensieri non hanno bisogno di interpretazioni, sono genuinamente granata.
Ah, già… C’è anche la partita.
Sappiamo com’è finita.
Sappiamo cosa è successo dopo.
Immaginiamo cosa succederà prossimamente.
Comunque si evolveranno gli eventi speriamo soltanto di non far altre figuracce fuori dal campo. Ci servono idee, aneliamo la tranquillità; dobbiamo tentare di lanciare iniziative pacifiche che possano promuovere il Toro e Torino come realtà un po’ meno caotica; siamo obbligati ad offrire una spalla a chi in questo momento non riesce a tenere il capo dritto.
Dialogo. Ci si può far sentire anche senza urlare. A volte bastano un sussurro ed una manciata di parole educate. A volte basta il linguaggio del corpo.
Questioni di semantica.


Paolo

giovedì 21 ottobre 2010

AMAREGGIATO...SPESSO SCHIFATO...MA AL TEMPO STESSO...VABBE'...VEDREMO...

21 OTTOBRE 2010 ORE 23.45

CIAO A TUTTI COLORO CHE LEGGERANNO QUEST'ARTICOLO, CHE SARA' UN PICCOLO SFOGO....
VI RACCONTO UNA STORIA...LA MIA STORIA....
...POCO PIU' DI UNA SETTIMANA FA ANNUNCIAVO UN POST "BOMBA" NELLA CHAT DEL SITO TORONEWS CHE AVREI PUBBLICATO TRA GIOVEDI' E VENERDI' DI QUESTA SETTIMANA (OSSIA TRA IERI E OGGI)... E ...SE NON RICORDO MALE...FORSE ANCHE NEI COMMENTI A QUALCHE ARTICOLO...MA NON NE SONO SICURO...E NON POSSO PROVARLO DAL MOMENTO CHE, PURTROPPO, SONO STATO BANNATO DA QUEL SITO, PER IL FATTO DI AVER INDICATO IL SONDAGGIO SU LERDA (QUELLO CHE VEDETE QUI SOTTO) AD ALCUNI UTENTI CHE CREDEVO CONOSCESSERO GIA' IL BLOG ... INDICANDO, SU LORO RICHIESTA, DAL MOMENTO CHE MI RIFERIVANO DI NON CONOSCERE QUESTO BLOG, NEI COMMENTI AD UN ARTICOLO CHE BASTAVA DIGITARE "CULTURA GRANATA" SU GOOGLE E CI AVREBBERO TROVATO...SPECIFICANDO CHE NON INSERIVO IL LINK IN QUANTO CONTRARIO ALLE REGOLE...MA AVEVO LE MIE COLPE E LA REDAZIONE DI TORONEWS LE SUE BUONE RAGIONI CHE NON DISCUTO IN QUANTO AD AVER SBAGLIATO SONO STATO IO...MI SPIACE PERCHE' ERA BELLO POTER CHIACCHIERARE CON QUALCHE GRANATA IN UN SITO DA ME MOLTO APPREZZATO...COMUNQUE PAZIENZA...FORTUNATAMENTE LA VITA CONTINUA....


....MA TORNIAMO A QUELLO CHE VI STAVO RACCONTANDO...
DISSI CHE AVREI SCRITTO UN POST CHE SAREBBE STATO MOLTO MOLTO PROVOCATORIO, CHE MI AVREBBE CREATO NEMICI FORSE ANCHE QUI SU CULTURA GRANATA E...CHE PROBABILMENTE SAREBBE STATO IL MIO ULTIMO ATTO DA BLOGGER....
....ERA UN MODO PER TENERE ALTA L'ATTENZIONE SUL BLOG DA PARTE DI CHI CI SEGUIVA....
...AVEVO UNA NOTIZIA...
...MA SOPRATTUTTO, AVEVO ED HO LA CONSAPEVOLEZZA CHE AVREI SCRITTO DELLE VERITA' SCOMODE...
...ERA UNA LETTERA AL PRESIDENTE CAIRO....
AVREI VIOLATO LE REGOLE DEL BLOG...SAREI STATO TANTO CRITICO E AVREI CERCATO DI FORMULARE DELLE PROPOSTE COSTRUTTIVE...
...NON MI VA DI SCRIVERVI CHE AVREI PARLATO DI ARABI CHE AVREBBERO COMPRATO IL TORO...E NON MI VA NEANCHE DI PUBBLICARLA ADESSO...IN QUANTO SAREBBE POCO SERIO...
... OGGI FORSE SARA' VERAMENTE L'ULTIMA VOLTA CHE SCRIVERO' SU QUESTO BLOG...
...DI SICURO VALUTERO' LA COSA...

...SONO MOLTO DISPIACIUTO E AMAREGGIATO RIGUARDO A CERTE VICENDE CHE SONO SOTTO GLI OCCHI DI TUTTI.... DI TUTTI COLORO CHE GUARDANO IL MONDO CERCANDO DI TENERE GLI OCCHI APERTI E NON FACENDOSI PRENDERE IN GIRO DA CIO' "CHE SI DICE E NON DICE E CIO' CHE SI VEDE E NON VEDE"...
...IL GIOCO DELLE TRE CARTE NON MI PIACE, NON MI E' MAI PIACIUTO, COME DEL RESTO NON MI PIACE GIOCARE AL SUPERENALOTTO O GUARDARE CERTA TV SPAZZATURA...
...AMO LE PERSONE SCHIETTE, IN UN MONDO FALSO...LE PERSONE CHE SBAGLIANO MA HANNO IL CORAGGIO DI AMMETTERE I PROPRI ERRORI...MA SOPRATTUTTO...RIFERENDOMI AL CONTESTO IN CUI SCRIVO...
...LE PERSONE ONESTE CHE NON SPECULANO SU QUESTA FEDE GRANATA...

LA MIA LETTERA SAREBBE TERMINATA COL SOLITO APPELLO A TIFARE...UNITI...ED E' QUELLO CHE CHIEDO ADESSO A TUTTI I GRANATA CHE SARANNO ALLO STADIO SABATO...FATE TREMARE LO STADIO DI UN TIFO SANO, GENUINO, PROPRIO COME UNA VOLTA...

....E....
....MI RACCOMANDO....
....NON CONTESTATE....
....NEANCHE COLORO CHE CONTESTANO....
....DIVIDERSI TRA TIFOSI DELLA STESSA SQUADRA E' RIDICOLO....


Concludo, scusandomi con tutti quelli che mi hanno mandato mail cui non ho risposto questa settimana e con i ragazzi che, come me fanno parte dello Staff di CulturaGranata e a cui non ho risposto...vi risponderò presto...Quando tutto questo sarà finito...

SALUTI GRANATA E ... FORZA TORO !!!


GLADIATOR

Cairo risponde alle voci di cessione: "Smentisco ogni trattativa"

Il Presidente Cairo è arrivato oggi in Sisport per assistere alla parte finale dell'allenamento del "suo" Torino. Rispondendo alle domande dei giornalisti presenti, il presidente ha smentito ogni trattativa di cessione: "Tengo molto a stare vicino alla squadra, quando posso cerco di venire in Sisport per gli allenamenti. Quella di oggi è una visita casuale, legata al fatto che questa mattina ho avuto un incontro molto proficuo con Andrea Agnelli e con Massimo Mauro per continuare a mettere a punto il progetto del derby per la SLA.
Rispetto a quanto già dichiarato ieri ad Ansa e ad altri giornali, confermo le smentite su fantomatiche trattative per la cessione del Torino. In quella in cui è stato tirato in ballo anche Galliani ha smentito".

Cairo ha poi proseguito: "Non esiste assolutamente nulla, non ho avuto nessun contatto nè con le due compagnie aeree nè con la Red Bull. Sono voci che non mi spiego, se non ponendomi parecchi dubbi. Da due anni a questa parte saranno stati pubblicati 8-10 nomi di potenziali acquirenti del Torino, di cui nessuno reale. Una sequela di voci completamente inventate: ma ci rendiamo conto che per 50 giorni, a cavallo tra 2008 e 2009, quotidianamente gli spazi sui giornali nazionali erano coperti da "Mister X"? Salvo poi, palesatosi questo Mister X come Ciuccariello, scomparire immediatamene da quelle stesse pagine? Questi sono tutti fattori atti solo a destabilizzare l'ambiente. Sembra quasi che ci sia chi voglia continuare a perseguire l'obiettivo di "una sola squadra a Torino", frase ancora oggi ricordata dal Sindaco in un'intervista".


Cairo dunque resterà alla guida del Torino ancora per lungo tempo: "In ogni caso tengo a ribadire che oggi il Torino non è più in vendita. Lo è stato, ma nessuno con deteminate qualità si è fatto vivo. Non posso tenere una società per sempre in vendita: onoro tutti gli impegni presi, giorno dopo giorno, pagando stipendi, tasse e quant'altro. E questo perchè il Torino oggi è una società finanziaramente sana, a differenza di tanti club, anche di serie A, che hanno squilibri tra crediti e debiti altissimi".


Infone c'è spazio per fare il punto sulla squadra e l'attuale situazione granata: "Penso che questa squadra sia cambiata molto, con nuovi giocatori, un nuovo tecnico ed un modulo da assimilare: ci va tempo per l'amalgama. Non siamo contenti, ovviamente, perchè abbiamo perso alcune partite soprattutto per nostri errori, in particolare sulle palle inattive. Ma, individuato il problema, questo può essere risolto. Squadra, allenatore, direttore sportivo, team manager e tutta la società lavorano alacremente per crescere e migliorare. Questo gruppo ha potenzialità maggiori di quanto stia dimostrando sul campo".


FONTE: TORINOGRANATA

martedì 19 ottobre 2010

SARA' VERO???

ATTENZIONE: PUBBLICO QUANTO APPARSO SU UN GIORNALE TORINESE E CONSIGLIO VIVAMENTE A TUTTI I FRATELLI GRANATA DI TENERE I PIEDI PER TERRA, INFATTI FINO A CHE NON SARA' CONFERMATA O SMENTITA QUESTA NOTIZIA VA PRESA CON LE MOLLE...COME AL SOLITO....OVVIAMENTE....
Riporto testualmente un articolo tratto dalla rivista online sotto citata.
Verità o l'ennesima bufala? Lo scopriremo presto, dato quanto riportato qui sotto, tra giovedì e venerdì potremo avere novità....Chissà !!!
SALUTI GRANATA DA GLADIATOR


Il Toro comprato dallo sceicco!! Giovedì o venerdì l'ufficializzazione. L'addio di Red Bull
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Scritto da Redazione Però
Martedì 19 Ottobre 2010 19:32

mansour

Il Toro è stato acquistato dallo stesso sceicco che ha comprato, due anni fa, il Manchester City. Lo ha fatto attraverso una delle linee aeree che controlla, la Etihad Airways, compagnia di bandiera degli Emirati Arabi Uniti. E lo sceicco che sostituirà Cairo tra i presidenti nella storia di 104 anni dei granata, sarà l'impronunciabile Mansūr bin Zayd Al Nahyān, per gli amici Mansur, un quarantenne di belle speranze che ha l'enorme merito di essere uno dei figli dello Shaykh Zayed bin Sultan Al Nahyan e fratellastro del presidente degli Emirati Arabi Uniti Khalifa bin Zayed Al Nahayan. La somma d'acquisto incassata da Urbano Cairo dovrebbe aggirarsi intorno ai 30 milioni: pur di chiudere subito, anche viste le voci su Red Bull, avrebbero speso 10 milioni più di quanto avevano preventivato. Un buon affare per l'editore milanese di origine alessandrina, che ha preso la squadra senza spendere un soldo e che in questi anni ha più o meno investito solo ciò che ha incassato.

Cairo smentisce, ma le nostre fonti danno per fatto l'acquisto. "Verrà ufficializzato - si spiega - soltanto tra giovedì e venerdì di questa settimana. In ogni caso, si tratta davvero di un colpaccio per la compagine torinista e per tutti quelli che hanno il cuore granata: di sicuro Mansur metterà un sacco di soldi per il rilancio del Toro e, se non commetterà gli errori di Manchester, i tifosi potranno avere grandi soddisfazioni, specie se paragonate all'attuale depressione generalizzata.

Con sede ad Abu Dhabi, Etihad Airways è la compagnia di bandiera degli Emirati Arabi Uniti che serve attualmente più di 60 destinazioni. Ma, per esempio, Mansur possiede il 16,3% della seconda più grande banca della Gran Bretagna, Barclays, avendo investito 3,5 miliardi di sterline insieme ad altri investitori mediorientali e salvando l'istituto di credito

Si è sposato con Shaykha ʿAlia bint al-Butti Muhammad bin Hāmed, dalla quale nel 1998 ha avuto un figlio: lo Shaykh Zayd bin Mansur bin Zayd Al Nahyan. In seguito si è sposato con Shaykha Manal bint Muhammad bin Rashid Al Maktoum, figlia di Mohammed bin Rashid Al Maktoum (l'attuale Primo ministro e vice presidente degli Emirati Arabi Uniti nonché sceicco di Dubai). Da questa ha avuto due figli:Shaykha Fātima (nata il 9 giugno 2006) e Shaykh Muhammad (nato il 4 dicembre 2007).

Nel frattempo, si è sgonfiato per forza di cose l'affare Red Bull. Anche perché il Toro, a quanto pare, non è più in vendita. Nella riunione odierna svoltasi a Vienna si è parlato di Toro, è stato analizzato il dossier sui granata e in ogni caso si è deciso che l'eventuale acquisto sarebbe avvenuto non prima del 2012. Pedro Nunes, manager Red Bull in Italia, ha comunque voluto ringraziare i tifosi granata per il grande affetto dimostrato nei confronti dell'azienda austriaca, per i tanti fax e le mail ricevute. A quanto pare una sponsorizzazione sarebbe stata gradita anche da parte dei vertici viennesi, ma ora con la nuova proprietà è tutto da rivedere: magari, con tutti i soldi che hanno, il bisogno di altri paperoni viene un po' a mancare. Signori, ora si può anche sognare!

sabato 16 ottobre 2010

LERDA VA ESONERATO?: TIFOSI DITECI LA VOSTRA

La sconfitta di oggi col Livorno ha fatto uscire nuovamente le voci su un possibile esonero in casa TORO.
I tifosi cosa ne pensano?
Scrivete la vostra sui commenti e fateci sapere se, secondo voi, il mister cuneese deve essere mandato via e chi potrebbe essere il possibile sostituto.

PROBABILI FORMAZIONI LIVORNO - TORINO

LIVORNO ( 4-4-2) : De Lucia, Salviato, Perticone, Bernardini, Lambrughi, Surraco, Luci, Iori, Schiattarella, Tavano, Dionisi. A disp: Mazzoni, Knezevic, Di Bella, Barusso, Pagano, Danilevicius, Volpe. All. Pillon

TORINO (4-2-3-1) : Rubinho, Filipe, Di Cesare, Ogbonna, Garofalo, Zanetti, Obodo, Lazarevic, Iunco, Sgrigna, Bianchi. A disp: Bassi, Pratali, De Feudis, Cofie, Scaglia, Gasbarroni, Pellicori. All. Lerda

Arbitro: Calvarese di Teramo

EVENTI


L’ASSOCIAZIONE

TORINO CLUB “ I CIVICH “

IN MEMORIA DELL’ AMICO, SOCIO E COLLEGA

MARCO SCARRONE

PRESENTA

GIOVEDI’ 25/11/2010 ore 20,45

presso il CIRCOLO DIPENDENTI COMUNALI

di C.SO SICILIA 12 - TORINO

LE SEGUENTI OPERE

· ETERNA LEGGENDA storie e memorie Granata a cura di Domenico Beccaria Presidente dell’Associazione Memoria Storica granata e del Museo Grande Torino e della leggenda granata

· L’ULTIMO URLO PER IL GRANDE TORINO giallo appassionante e stimolante dello scrittore e giornalista Roberto Thoni

· HO SOLO LE ALI poesie che fanno riflettere e versi che fanno bruciare il cuore d’amore dello scrittore e giornalista Ermanno Eandi

· SEMPLICEMENTE….PAOLINO PULICI proiezione del DVD prodotto da Hervè Bricca e la Fischio d’inizio produzione

Per info e prenotazioni tel. 3398512163

venerdì 15 ottobre 2010

15 Ottobre, il ricordo del poeta Gigi Meroni

Pubblicato sul sito ufficiale del Torino il toccante ricordo di Gigi Meroni, campione granata scomparso drammaticamente e prematuramente il 15 ottobre 1967. Queste le parole con cui la società ripercorre per sommi campi i passi della leggendaria ala destra comasca.

Sono passati 43 anni. Era il 15 ottobre 1967, una sera uggiosa di un autunno torinese come molti, quando la "Farfalla Granata" ha spiegato le ali ed è volata in cielo. Corso Re Umberto, poco lontano dal centro del capoluogo piemontese; un'auto, causa nebbia ed oscurità, non si accorge della presenza di Gigi Meroni, che sta attraversando la strada e lo centra in pieno. Muore così uno dei più grandi giocatori della storia del Toro, ma soprattutto si spegne la vita di questo eccentrico, e mai banale, ragazzo di 24 anni.

Durante la mattinata di oggi, una delegazione del Torino F.C. poggerà alla base del cippo commemorativo una corona di fiori in ricordo della Farfalla Granata.

La carriera di Meroni inizia nel Como, la squadra della sua città natale, nelle cui giovanili milita fino all'età di 19 anni, quando viene ceduto al Genoa. Come in un sogno, Gigi si ritrova improvvisamente catapultato in una realtà ben diversa da quella di provincia, vissuta fino a quel momento; ora è nel calcio che conta, è nella squadra più antica d'Italia, una delle più titolate, in quegli anni. Quaranta presenze con la maglia rossoblu, poi la cessione, nel 1964, ai granata. Rimpianto dalla tifoseria del "grifone", subito amato da quella granata. Il suo carattere è molto estroverso, spesso fuori dagli schemi. Genio e sregolatezza, in campo e fuori. Dribbling ubriacanti, l'uomo dell'ultimo passaggio sul tappeto verde, capace di far rinacere il suo amico Combin, dato per finito dalla Juve e rinato tra le file granata a suon di gol, propiziati dagli assist della Farfalla Granata.

Fuori dallo stadio semplicemente un personaggio unico. Difficile descriverlo. Fuori da ogni schema. Meroni ascolta i Beatles e la musica jazz, dipinge quadri legge libri e scrive poesie. Convive nella "mansarda di Piazza Vittorio" insieme a Cristiana, la "bella tra le belle" dei Luna Park della quale si innamorò follemente tanto da presentarsi al matrimonio imposto dai genitori di lei per cercare di fermare la cerimonia. Disegna i vestiti che indossa, sui modelli di quelli dei Beatles, passeggia per Como portando al guinzaglio una gallina, si traveste da giornalista e chiede alla gente cosa pensa di Meroni e ride se la risposta è che non lo conoscono.

Convocato in Nazionale da Edmondo Fabbri, rifiuta. Il motivo è molto semplice: il ct azzurro gli ordina di tagliarsi i capelli. Gigi, per come era fatto, non avrebbe mai potuto rinunciare al suo ego, neppure di fronte ad un'opportunità del genere, quella di vestire la maglia azzurra. Accade così che la convocazione viene rispedita al mittente. Alla fine però Meroni vestirà comunque l'azzurro, nella sfortunata spedizione ai Mondiali del '66; per lui il bottino in Nazionale è di sei presenze e due reti.

Torino-Sampdoria, 4 a 2 per i granata. L'ultimo volo della farfalla. La sera, dopo l'incontro, viene convinto dal compagno di squadra Poletti ad abbandonare il ritiro. I due si dirigono verso una gelateria, stanno attraversando il corso, quando all'improvviso sopraggiunge una macchina. Alla guida un giovane di diciannove anni, grande tifoso granata e ammiratore di Gigi, Attilio Romero, che in futuro diventerà Presidente della società granata. Corsi e ricorsi storici. Inutile la corsa in ospedale, troppo gravi le fratture ed i traumi riportati. Meroni si spegne la sera stessa, lasciando dietro di sè un grande vuoto.

Ai funerali partecipano migliaia di persone per colui che fu il giocatore più amato e nello stesso tempo odiato d'Italia. Nel punto in cui fu investito i tifosi di Gigi ancora oggi portano fiori in sua memoria.

La domenica successiva alla sua morte si gioca il derby con la Juventus che il Torino vince per quattro reti a zero (cosa che non è più successa). Tre gol sono messi a segno dal suo grande amico Combin che scende in campo nonostante i 39 gradi di febbre. Il quarto gol lo sigla un giovane ragazzo, Carelli. Sulle spalle porta un grande peso, la maglia numero 7.


FONTE: TORINOGRANATA